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Guida in stato di ebbrezza: la Cassazione annulla la condanna se il test viene effettuato troppo tardi

11/08/2026

Con la sentenza n. 22434/2026, la Corte di Cassazione ha stabilito che un prelievo ematico eseguito molte ore dopo un incidente stradale non è, da solo, sufficiente a dimostrare lo stato di ebbrezza al momento della guida.

Il caso riguarda un automobilista coinvolto in un incidente, sottoposto a un esame del sangue circa cinque ore dopo il sinistro, che aveva evidenziato un tasso alcolemico di 2,19 g/l. I giudici di primo e secondo grado avevano ritenuto tale dato sufficiente per la condanna, ma la Cassazione ha annullato la sentenza, disponendo un nuovo giudizio.

Secondo la Suprema Corte, i giudici di merito avrebbero dovuto motivare in modo più rigoroso perché il valore rilevato diverse ore dopo potesse rappresentare il tasso alcolemico presente al momento della guida. La valutazione deve infatti tenere conto dell’evoluzione dell’alcolemia nel tempo, anche sulla base di criteri scientifici, come la cosiddetta curva di Widmark, e degli altri elementi raccolti durante gli accertamenti.

Per AFVS – Associazione Familiari e Vittime della Strada ETS, questa decisione non riduce la gravità della guida in stato di ebbrezza, che continua a rappresentare una delle principali cause di incidenti stradali gravi e mortali. La sentenza ribadisce però un principio fondamentale: l’accertamento delle responsabilità deve fondarsi su prove tecnicamente corrette e scientificamente affidabili, affinché le sanzioni siano efficaci, giuste e rispettose delle garanzie previste dall’ordinamento.